Costruito fra 1861 e il 1863 da una società privata in cambio della concessione dell’impianto per 41 anni, in regime di monopolio, il macello milanese rappresenta ai suoi tempi un’innovazione radicale e una conquista in termini di igiene e salute pubblica.
Inizialmente la carne viene macellata nei molti macelli privati che si trovavano in tutta la città ma, a causa di frodi e scarsa igiene sanitaria degli stessi e a seguito di una legge che impone controlli sanitari su tutte le carni commerciate a Milano, nel 1863 viene istituito il Macello, tra i più all’avanguardia d’Europa, con centosessanta parcheggi per centodiciassette macellai. Cinque ettari che si trovano tra le vie Calco e Olona, fuori dalle mura spagnole: proprio a fianco del Macello, nell’attuale Parco Solari si trova il cosiddetto “Scalo del Bestiame”: qui le carni arrivate attraverso la strada ferrata, vengono introdotte nel macello per via di un corridoio ricavato nelle mura stesse.
La crescente richiesta del periodo post-unitario giustifica l’ampliamento che l’architetto comunale Nazzari progetta e realizza solo poco più di un decennio dopo, nel 1875. Nel 1892 al macello si affianca il mercato per il bestiame, progettato da Natale Acerbi e gestito anch’esso da privati fino al 1904, anno in cui le strutture passano al Comune. L’area dedicata alla macellazione degli animali arriva quindi a occupare l’intera area compresa fra la via Olona, i bastioni, via Tristano Calco (quasi a ridosso del nuovo carcere di San Vittore) e la via Gian Battista Vico; va notato che la via Calco in passato aveva un tracciato parallelo alla via Gaetano Filangieri (ora via degli Olivetani) fino a incontrare la via Vico. L’ingresso principale è in Piazza del Macello (l'attuale piazza Sant'Agostino), da dove esce tutta la carne consumata a Milano. Ricordiamo che nel 1879 viene inaugurato il Carcere di San Vittore, denominato così poiché costruito sul convento appartenente ai Cappuccini di San Vittore all’Olmo, espropriato appositamente per la realizzazione delle carceri.
La scelta di costruire il Macello Pubblico su quest’area deriva soprattutto dalla comodità di avere un’importante linea ferroviaria a pochi metri di distanza; la cintura della rete di Milano, infatti, a quell’epoca è completamente raccordata e permette l’instradamento dei treni provenienti da sud (Mortara e Genova, ma anche da Rogoredo via Porta Romana) verso le direttrici a nord (Varese e Como) e viceversa.I convogli dalla stazione di Porta Genova (un tempo Porta Ticinese) si collegano con la vecchia Stazione Centrale (collocata nell’attuale piazza della Repubblica e – particolare importante –di transito e non di testa) attraverso lo Scalo Sempione e lo scalo Farini. Avete mai notato la particolare sagoma della via Pietro Orseolo e – oltre il Parco solari – di via Giuseppe Dezza? Bene, queste vie sono percorse, insieme a molte altre, dai treni che devono transitare dallo Scalo Sempione, ubicato tra le vie Ippolito Nievo e Giorgio Pallavicino, nell’area oggi in parte impegnata dal parco intitolato proprio a Giorgio Pallavicino. L’ansa formata dai binari proprio in corrispondenza del Parco Solari viene opportunamente sfruttata per realizzare lo Scalo del Bestiame, esterno quindi rispetto ai bastioni e all’attuale viale Coni Zugna (ex viale di Porta Magenta e anche ex viale San Michele Del Carso, quest’ultimo successivamente limitato tra piazzale Baracca e piazzale Aquileia).Tra lo Scalo del Bestiame e il Macello Pubblico, oltre ai bastioni trovano posto gli edifici per il commercio del bestiame, ossia il mercato del bestiame vero e proprio.Quando si è deciso di eliminare il traffico ferroviario attraverso la città, è stato spostato anche lo scalo del Bestiame, insieme all’Olona.
Con l’espansione della città all’inizio del Novecento, molte funzioni vengono dislocate lungo i nuovi quartieri. Il secolare mercato del Verziere e di quello del macello a Porta Genova (odierna piazza Sant’Agostino) viene distribuito nelle nuove aree annesse alla città dopo il 1923. Così tra il 1912 e il 1914 Giannino Ferrini e Giovanni Filippini, ingegneri dell’Ufficio tecnico comunale, studiano un progetto iniziale per il nuovo Macello comunale, individuando come luogo idoneo un’area di circa 300.000 mq nei pressi di Calvairate. Nelle vicinanze dello scalo merci di Porta Vittoria è già stato infatti annesso il nuovo mercato ortofrutticolo (oggi Largo Marinai d’Italia) e il nuovo grande Macello comunale costituisce con il vicino mercato ortofrutticolo una vera e propria “città dell’alimentazione” sulla base delle strutture realizzate in Europa nello stesso periodo storico: vengono costruite zone dedicate ad ogni fase della macellazione, integrate con mense e spazi per i lavoratori. Il complesso oggi è in gran parte dismesso; da lungo tempo si parla di una sua adeguata riqualificazione che però tarda a venire attuata. Nonostante il forte impulso iniziale, le strutture tardano a essere completate, sia a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, sia per vicende amministrative del Comune di Milano. Solo nel 1924 l’ingegnere Antonio Cecchi porta a termine il progetto, al quale vengono apportate successive modifiche e aggiunte fino al 1929. Nel 1929 il Macello viene finalmente trasferito in viale Molise 62 e la Piazza del Macello viene ribattezzata Sant’Agostino.
Il nuovo macello si avvale anch’esso della vicinanza allo scalo merci di Porta Vittoria per una connessione diretta tramite raccordi ferroviari. Adotta una filiera per la produzione delle carni di tipo industriale e funziona come una “città meccanizzata”: il percorso produttivo evita ogni movimentazione superflua e i continui approvvigionamenti ferroviari ne rendono totalmente autosufficiente la gestione. I vari reparti sono infatti collegati tramite binari interni, garantendo tempi di trasferimento molto ridotti. Lo stabilimento viene ideato imitando i più famosi impianti europei (in particolare francesi) allora in attività, con la costruzione di gallerie voltate in cemento armato, destinate alle attività di macellazione e trattamento delle carni. A completamento del progetto, vengono in seguito realizzati gli edifici adibiti al commercio di bestiame e di carni, mentre risale al 1928 il limitrofo Macello avicunicolo, ancora in attività, in via Lombroso 53.
La distribuzione delle strutture del macello nel tessuto urbanistico del quartiere è ancora oggi ben visibile, così come i singoli edifici adibiti a precisi principi di razionalità e di efficienza, destinati sia alla macellazione sia ai servizi annessi (la complessa struttura del Macello comunale prevede infatti che tutte le attività siano localizzabili in modo distinto), in particolare sono di grande interesse gli edifici destinati ad uffici situati su viale Molise, di pregevole qualità architettonica e oggi in fase di riconversione. Riguardo invece ai grandi padiglioni produttivi, al centro del sito è ancora oggi visibile la grande galleria centrale per la macellazione della carne, che presenta tipologie costruttive e decorative coerenti a esempi simili d’oltralpe. Oggi la struttura è in gran parte dismessa e in attesa di una complessiva riqualificazione .Negli anni Novanta si è attuato il progressivo processo di dismissione dell’area dei macelli, fino alla dismissione totale nel corso del 2005.
I giornali dell’epoca descrivono così il macello: "Il macello pubblico di Milano è uno dei fiori all'occhiello delle politiche di modernizzazione tecnica degli anni successivi all'Unità, anche perché si tratta del primo stabilimento di questo tipo istituito nella città: fino al 1860, la macellazione si compie ancora nelle botteghe dei commercianti, e solo la costruzione del macello comunale permette di espellere quest'attività dal tessuto urbano e di concentrarla in un unico impianto". Il macello pubblico lavora a ritmi forsennati per garantire un costante approvvigionamento di carne ai milanesi. Un numero del 1910 del settimanale Letture della domenica tratta diffusamente l’argomento: "Ogni anno si macellano circa 15 mila buoi, 70 mila vitelli,30 mila vacche, 2500 tori e 7000 cavalli. Per i bovini s'hanno tante celle quanti sono i macellai e una cella è riservata alla macellazione ebraica, la quale, come si sa, deve effettuarsi senza spargimento di sangue. Invece gli ovini, i suini, gli equini affrontano la morte a schiere: in grandi cameroni vengono introdotti gli animali e in un'ora un centinaio una vera ecatombe viene fatto a pezzi. In una mattinata si macellano fino a 500 suini e non si può dire quanto impressionante riesca tanto spargimento di sangue tra le strida delle povere bestie e l'odore acre che si diffonde per l'aria".
Come riportano alcune fonti dell’epoca, tra i lavoratori che attendevano di lavorare, più o meno in maniera stabile al Macello, c’erano i facchini che dalle tre del mattino alle dieci di sera aspettavano l’arrivo della merce. Tra i personaggi dell’epoca vengono ricordati El Bersaglier, El Gin Boia, El Ghess, El Settebello, El Bisont, che coi proventi del loro lavoro, giravano nei giorni di festa in Galleria Vittorio Emanuele con aria elegante da ricchi possidenti.
La rilevanza del commercio nella città di Milano è sempre stata notevole. Sin dal Medioevo lo sviluppo della città è passato attraverso i commerci, che sono stati resi prolifici dalla felice posizione dell’abitato, posto nel mezzo di una pianura, all’incrocio di varie strade, e quindi punto nevralgico ed attraversamento obbligato per chi volesse comprare o vendere merci e la carne era uno dei prodotti più venduti.