Nella piccola bottega in via Savona 16, tra il Parco Solari e via Tortona, Felice Bisleri attrezza un modesto laboratorio chimico e lì progetta la preparazione di un ricostituente; pur essendo digiuno di chimica riesce, con l’aiuto di alcuni libri e di molta tenacia, a preparare una miscela stabile di china e di ferro: il “ferro-china Bisleri”.
La piccola bottega affittata nel 1881 si trasforma così in un modesto laboratorio che ben presto si trasforma in stabilimento espandendosi sino a Via A. Solari 11, grazie alla popolarità di questa prima invenzione e delle successive, dovuta anche all’utilizzo pionieristico della pubblicità con il motto “Cento anni da Leone”. Il manifesto riproduce quello che sarebbe diventato il marchio stesso del prodotto, la ferrochina Bisleri, che riportava il logo di un leone rampante con l'iscrizione Robur (forza), a segnalare il ricostituente che essa rappresentava. Inventata da Felice Bisleri nell'ultimo decennio dell'Ottocento, il manifesto può essere datato su basi stilistiche entro il primo ventennio del Novecento (si ricorda incidentalmente che Felice Bisleri morì nel 1921).
Una guida di Milano del 1903 descrive così lo stabilimento ormai avviato: “E' un grande caseggiato, con ingresso da via Savona, abbellito al suo interno da due spaziosi cortili, intorno ai quali girano i vasti locali adibiti alla fabbricazione del gustoso liquore. Di recente venne aggiunto all'attuale fabbricato un vasto appezzamento di oltre 2000 metri quadrati, su cui sorgeranno fra non molto altri locali per accogliere i laboratori delle nuove produzioni". I drammatici bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale colpiscono duramente centinaia di fabbriche milanesi, tra cui l'Opificio Bisleri, come testimoniato dalle immagini dell'Archivio Publifoto raccolte dalla Intesa San Paolo.
Felice Bisleri nasce il 30 novembre 1851 a Gerolanuova (Verolanuova), in provincia di Brescia da genitori che esercitano un piccolo commercio. Passata la fanciullezza a Milano, allo scoppio della terza guerra d'indipendenza, non ancora quindicenne, si reca a Torino per arruolarsi fra i volontari garibaldini e partecipa alla campagna del Trentino. Ferito ad una spalla a Bezzecca (21 luglio 1866), continua a combattere e viene decorato con la medaglia d'argento.
Tornato a Milano, entra come commesso nella bottega di cappellaio del fratello Luigi, che lascia poco dopo. Finito il servizio militare di leva, tenta più mestieri divenendo infine piazzista di caffè. Sposatosi, prende appunto in affitto la piccola bottega in via Savona 16, dove attrezza un laboratorio chimico, deciso a dedicarsi all'industria chimica farmaceutica.
Fondata la ditta "Felice Bisleri e C.", avvia la produzione semi-industriale del suo liquore, lanciandolo con dovizia e originalità di mezzi pubblicitari.
Nel 1894 Bisleri acquista, per 900.000 lire, la fonte dell'acqua minerale Angelica di Nocera Umbra, immettendola in commercio con una grande pubblicità e con distribuzioni gratuite in ospedali e in località sprovviste di acqua potabile. Nel campo delle sorgenti di acque minerali è da ricordare la sua attività a favore di Montecatini e di San Pellegrino.
Una volta affermata la "Nocera Umbra", Bisleri si dedica ad un terzo prodotto. Acquista da un farmacista maremmano una ricetta di pillole risultanti dall'associazione di farmaci noti, quali il chinino, l'arsenico e il ferro, migliora il preparato, gli da il nome di "esanofele" per sottolineare l'azione antianofelica e chiede al malariologo G. B. Grassi di sperimentarlo (1899). Il farmaco dà buoni risultati e si diffonde anche all'estero, così che l'attività di Bisleri può a buon diritto inserirsi nella lotta antianofelica allora in pieno svolgimento.
In tale occasione il Bisleri organizza non solo ricerche sperimentali, ma promuove anche la raccolta della letteratura scientifica sulla malaria, sempre a sue spese cura la stampa e la diffusione di svariati volumi sull'argomento, con una passione che prescinde da ogni immediato successo industriale.
Anche il tema della bonifica delle terre malsane è connesso con l’emergenza della malaria e, oltretutto, avrebbe anche generato il recupero di migliaia di ettari di terreno coltivabile. Nel volume “Idee” il Bisleri raccoglie i suoi piani in proposito, offrendo allo Stato o alle banche l'appoggio della sua esperienza e del suo denaro per favorire l'inizio di tale impresa. Purtroppo i tempi non sono ancora maturi e, per di più, il progetto diventa inattuabile con lo scoppio della prima guerra mondiale.
Iniziato il conflitto, il Bisleri fa costruire e mantiene a sue spese per quattro anni, a Corsico, un ospedale sussidiario militare con 120 letti, dove lavorano come crocerossine le sue due figlie. Per le sue attività industriali e assistenziali viene nominato cavaliere del lavoro. Muore a San Pellegrino il 17 settembre 1921.
Industriale di vedute geniali, il Bisleri è soprattutto da ricordare per avere tra i primi, non solo in Italia, ma anche nel mondo, fatto uso senza economia di una intelligente pubblicità. Aperto a tutti i mezzi moderni di propaganda e di divulgazione, fonda nel 1892 la “Rivista medica”, mensile che invia gratuitamente a migliaia di sanitari, e “Il Corriere dei due mondi”; contribuisce inoltre alla fondazione del periodico “Vita internazionale”.
E’ anche autore di un “Progetto sulla tassa di fabbricazione degli alcool e proposte di tassa di licenza sulle minute vendite” (Milano 1888), in cui si oppone ad un troppo severo regime fiscale sugli alcolici, dannoso specialmente per le piccole imprese.
Sull'onda della moda per i tonici, diventati un vero e proprio fenomeno internazionale, la Ferro-China viene esportata principalmente in Asia e India, dove vien consumata come depuratore, mischiata con acqua.
La composizione della ferro-china prevede prevalentemente citrato di ferro e Corteccia di China, miscelati con altre erbe e concentrati zuccherini al fine di aumentarne la gradazione. È il primo liquore in assoluto ad essere realizzato con il sale di un metallo.
La Ferro-china è considerata tonico corroborante con proprietà digestive e ottimo integratore per il sangue. Viene consumato come liquore e aperitivo. Le madri dell'epoca, inoltre, sbattono l'uovo e lo mischiano con la Ferrochina dandolo ai loro figli per la crescita.
Nel 1894, Ernesto Baliva, medico negli ospedali di Roma, sviluppa la sua ricetta di Ferro-china e inizia a rifornire le farmacie romane. La raccomandazione è un cucchiaino al dì, come si usa fare per un tonico, da somministrare anche ai bambini. Si crede, infatti, che il ferro diluito in alcool sia facilmente metabolizzato dall'organismo. La combinazione con la corteccia di china è anche considerata una cura contro la malaria. Quella della Ferro-china rimane una categoria di tendenza fino alla fine degli anni ‘70, poi, scompare lentamente. La tipica bottiglia è in vetro scuro, proprio come si è soliti conservare prodotti farmaceutici per proteggerli dalla luce.